
Buona sera a tutti, vi ringrazio di cuore per essere qui.
Quella di oggi è una serata importante, non volevo tralasciare nulla e per questo ho pensato di scrivere in anticipo questo mio discorso.
Ho cercato sempre di essere me stesso. A volte, qualche membro del mio staff ha tentato di consigliarmi una linea da seguire: “Signor Presidente, dal punto di vista politico sarebbe meglio dire questo”, “Presidente, sarebbe opportuno evitare quel determinato argomento”.
Tutti voi, amici miei, mi conoscete bene. Sapete che non avrei mai potuto seguire questo tipo di consigli, e infatti non l’ho mai fatto.
Stasera, quindi, come al solito, dirò quello che devo dire senza girarci troppo intorno.
Nel 1997, anno del terremoto, con l’aiuto di alcuni miei cari amici, presi in gestione la squadra di pallavolo di Nocera Umbra.
Era molto differente da oggi, seguivamo un sogno non ancora realizzato, quello di creare un’alternativa per i giovani e un punto d’aggregazione sociale, ma i mezzi erano pochi e tutto quello che avevamo era la passione per questo sport. Di anno in anno siamo cresciuti, arrivando ad essere una delle squadre più importanti a livello nazionale e un importantissimo polo per lo sport giovanile. È stato davvero incredibile. Il sogno è realizzato, non abbiamo più soltanto la passione a sostenerci, ma anche la competenza di tanti preparatissimi tecnici che lavorano con assoluta professionalità.
Basti pensare ai risultati ottenuti a livello giovanile nell’ultimo anno: le formazioni Under 13 e Under 16 hanno vinto i rispettivi tornei C.S.I., la squadra Under 12 ha riportato due vittorie, sia nel torneo provinciale che in quello regionale, la serie D ha primeggiato nel campionato e anche nello speciale girone “green”. La Prima Divisione ha riportato un ottimo risultato in un campionato difficile, mentre altre nostre squadre hanno preso parte ad eventi di rilievo: l’Under 14 ha partecipato all’importante torneo di Offida, l’Under 18 ha raggiunto l’Emilia Romagna per disputare la Girl League mentre i più piccoli del minivolley hanno preso parte ad un bellissimo evento organizzato qui a Nocera dalla nostra società.
Per quanto riguarda la prima squadra, le tre stagioni in cui la Brunelli Volley ha preso parte al campionato nazionale di Serie A2 sono state emozionanti e indimenticabili: il coronamento di questo periodo è stato l’anno appena concluso, in cui la squadra è arrivata in finale sia in Coppa Italia che in Campionato, dando grande lustro al nome di Nocera Umbra a livello nazionale.
Purtroppo, con mio grande rammarico, le istituzioni locali non hanno saputo sfruttare questa grande occasione: il nostro territorio ha bisogno di farsi conoscere all’esterno, ma non abbiamo mai ricevuto un supporto significativo, né a livello di impianto sportivo, né per quanto riguarda altri progetti, come la Città dello Sport. Abbiamo anzi trovato nell’amministrazione locale diffidenza e disinteresse.
In ogni caso, siamo andati avanti da soli, e i nostri risultati erano talmente buoni che hanno attirato qui giovani atlete, provenienti da tutta Italia, che hanno deciso di trasferirsi a Nocera Umbra per continuare gli studi e allenarsi con i migliori staff tecnici che oggi siano disponibili.
In una situazione generale che vede molti giovani andar via da Nocera per cercare altrove nuove opportunità, noi invece siamo diventati un motivo, per altri giovani, di venire a vivere qui. Perché era questo il nostro vero scopo: dimostrare che Nocera Umbra non è un paese morto, abbandonato, ma un luogo dove ci sono opportunità, un posto dove si può venire a vivere per trovare nuove occasioni.
Dovrei ringraziare tutti voi per aver reso possibile questo bellissimo sogno, ma in particolare questa sera voglio dire grazie a una persona che ha guidato la società con forza e responsabilità, senza perdersi mai d’animo, anche nei momenti più difficili, anche quando io purtroppo ero costretto ad essere lontano; si tratta della donna che ho sposato, e ne sono orgoglioso: la Vice Presidente Giuseppina Mancini.
Nella mia vita si sono intrecciate due storie, in alcuni momenti soltanto parallele e in altri profondamente congiunte: da una parte la mia vita come uomo di sport, e dall’altra la mia esperienza da imprenditore.
Ho guidato le mie aziende perché sapevo che potevano rappresentare un elemento di sviluppo per Nocera Umbra, ma soprattutto per raccogliere una sfida, per riuscire a fare bene anche le cose difficili. Come uomo d’impresa sono sempre stato cosciente del fatto che una volta terminato un lavoro è necessario aprirsi a nuove prospettive, cioè nuove sfide da affrontare. Un imprenditore non può solo conservare ciò che già esiste: come ho detto a una giornalista lo scorso anno, se mi limitassi a questo la mia vita sarebbe finita. Fare impresa vuol dire cercare sempre nuove sfide, cogliere nuove opportunità.
Qualche anno fa per la prima volta gettai lo sguardo al di fuori dell’Italia, oltre il Mare Adriatico. Conobbi una persona che non potrò mai dimenticare: il suo nome era Augusto Nidoli. Si trattava di un imprenditore fuori dal comune, un uomo forte ma anche estremamente corretto. Una volta, durante una conversazione, mi chiamò “fratello”: ne fui onorato, e in fondo lui aveva ragione, perché per me è stato veramente un fratello. Insieme a lui iniziammo ad esplorare nuovi percorsi imprenditoriali, trovando delle opportunità. Quel periodo fu importantissimo, perché il seme gettato allora, oggi porta moltissimi frutti. Augusto Nidoli sarebbe felice del lavoro che abbiamo fatto. Peccato che non abbia potuto vedere il compimento di ciò che avevamo iniziato insieme.
Come dicevo, quando due storie sono intrecciate, ci sono dei momenti in cui si incrociano: unendo il percorso intrapreso da imprenditori oltre l’Adriatico e la nostra passione sportiva, io e Augusto creammo la Coppa Brunelli-Nidoli, una manifestazione che nelle sue due edizioni è stata molto seguita dalla stampa albanese e italiana.
Bisogna notare che era la prima volta che Brunelli Volley affrontava una nazionale, in questo caso quella albanese. Poi ci capitò di scontrarci addirittura con le azzurre di Barbolini, e in entrambi i casi abbiamo portato a casa una vittoria.
Il nostro impegno nel sociale, che tutti voi conoscete bene grazie alle tantissime iniziative di beneficenza degli ultimi anni, è stato indirizzato sia in Italia che verso altri paesi. Dopo la seconda edizione della Coppa Brunelli-Nidoli fui nominato Membro Onorario della Presidenza della Federazione Albanese Volley, un riconoscimento motivato dal nostro contributo allo sviluppo della pallavolo giovanile. Ma le iniziative di solidarietà sono arrivate anche più lontano: come tutti ricorderete, insieme alla Caritas Diocesana di Assisi abbiamo addirittura sostenuto un progetto per lo sviluppo del volley giovanile in Tanzania. Quei ragazzini non avevano nulla, ma ciò che li distingueva era la voglia di impegnarsi nello sport.
Negli ultimi tempi si sono rincorse molte voci diverse sul futuro della società sportiva Brunelli Volley. Prima di parlare di questo, devo fare una precisazione. Lo sapete bene, sono un grandissimo tifoso. Per me lo sport non è mai stato motivo di guadagno, anzi il contrario, è stato un impegno motivato puramente da questa grande passione che ci unisce.
Recentemente, sia nella mia vita di imprenditore che in quella di uomo di sport, c’è stato chi ha voluto remare contro di me, contro tutti noi. Mancanza di sostegno, accuse ingiustificate, polemiche. Sono situazioni che conosco già, ci sono dei precedenti nella mia vita, come il Trofeo Nido dell’Aquila, che tutti ora rimpiangono.
Come imprenditore, il mio compito, l’ho già detto, è cercare continuamente orizzonti nuovi, mettere in pratica nuove idee. L’ho fatto quando ho creato la Brunelli Volley, l’ho fatto quando sono andato a fare affari all’estero. Ora devo farlo di nuovo. Altrimenti, come dissi a quella giornalista, non avrei più uno scopo.
Proprio perché sono il primo e più grande tifoso, il mio dispiacere è immenso. Amo questa società che insieme abbiamo creato, sono onorato di averla guidata. Ma come uomo e come imprenditore ho la responsabilità di decidere quando è il momento di passare oltre, anche se è molto doloroso.
Visto il momento attuale, mi vedo costretto a scegliere tra lo sport e le mie aziende. Da persona responsabile, quale ritengo di essere, devo dare la priorità alla tutela dei circa 250 posti di lavoro che oggi il gruppo offre.
Per questo devo annunciarvi che le attività della Brunelli Volley sono terminate.
Non potrò mai dimenticare questo capitolo della mia vita, i successi, l’attenzione della stampa, le grandi vittorie, l’impegno degli atleti, dei tecnici, dello staff, il sostegno dei tifosi e degli sponsor, il nostro continuo riferimento al motto FERT: Forza, Entusiasmo, Responsabilità, Tenacia. Tutti voi avete tenuto in alto questi nostri valori, e per questo vi ringrazio dal più profondo del cuore. È stato bellissimo, ma come ogni cosa bella, anche quest’avventura ora deve finire. Tutti odiano la fine delle cose, perché sentono nostalgia. Ma in realtà, la natura ha fatto in modo che tutto abbia una fine, perché solo così si può lasciare posto al nuovo. Il futuro, quello che verrà: è questa la cosa più importante, chi è genitore può capire bene cosa intendo, perché ha a cuore l’avvenire dei propri figli. Non possiamo farci paralizzare dalla nostalgia del passato, è la speranza in un futuro migliore che ci deve guidare. È il domani il nostro vero obiettivo, come uomo e come imprenditore non posso dimenticarlo mai. È questo il vero significato del motto FERT.
Perciò vorrei che stasera ci lasciassimo con un augurio reciproco: quello di riuscire, domani, a fare qualcosa di ancora migliore rispetto a quello che abbiamo fatto fino a adesso. Sicuramente in futuro i nostri cammini torneranno ad incrociarsi, e magari molte cose saranno cambiate: i capelli saranno più grigi, i nostri figli saranno diventati grandi. Ma una cosa, ve lo garantisco, non potrà mai cambiare: io, come imprenditore, come uomo di sport, vi prometto che farò di tutto per tener fede a questo nostro augurio, cioè cercare sempre di fare qualcosa di più grande e di migliore rispetto al giorno prima, e spero di riuscire a farlo ancora per moltissimi anni, fino a che ne avrò le forze. E auguro a voi di fare lo stesso, ed è con questo augurio che, ringraziandovi ancora, vi saluto.